Wine South America: L’Italia entra nell’affare del vino sudamericano

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I 50 anni di successo di Veronafiere stanno venendo trasferiti in America del Sud, in particolare a Bento Gonçalves, nel bel mezzo della Serra Gaúcha, per valorizzare e promuovere vini brasiliani e sudamericani: la “Wine South America – Fiera Internazionale del Vino” si terrà dal 26 al 29 settembre prossimi.

Sarà, a detta dell’italiano Alberto Piz – direttore della Milanez&Milaneze, impresa che lavora insieme alla Veronafiere in Brasile – un evento che, con il passare del tempo, verrà riconosciuto internazionalmente come una “fiera di riferimento”. E Piz sa molto bene quello che afferma. La sua esperienza italiana di mezzo secolo in fiere di questo genere, inclusa l’internazionale Vinitaly, che si realizza tutti gli anni a Verona. Sotto la seria organizzazione dettata dalla sua impresa, seppur mancando ancora due mesi all’evento, l’80% degli spazi espositivi della Fiera Internazionale del Vino 2018 già erano venduti (la previsione è raggiungere i 250 espositori nazionali ed internazionali).

PATROCINANDO A SUA LEITURA

La Wine South America pretende, con un nome simile alla fiera italiana, “valorizzare i vini di una parte del mondo che ancora non è molto conosciuta”, spiega l’executive manager laureato in Diritto.

Nasce dalla necessità dell’industria brasiliana di mostrare le sue varietà di vini e nuove proposte, oltre al desiderio di far crescere i suoi affari in nuovi mercati di consumatori” – si legge nella presentazione dell’evento. “In questo grande incontro di settore, i più importanti “players” presentano le loro novità per quattro giorni a coloro che decidono e smuovono il mercato del vino in Brasile e all’estero”.

Fin dall’inizio, secondo Piz, l’iniziativa “ha destato il grande interesse degli adetti ai lavori; praticamente tutte le aziende vinicole brasiliane saranno presenti; le grandi avevano subito aderito e le minori, con l’appoggio del Sebrae – Servizio Brasiliano di Appoggio alle piccole e Medie Imprese, Ibravin – Istituto Brasiliano del Vino ed altre istituzioni si sono aggiunte”. Nel campo internazionale sono attese aziende argentine, cilene, uruguaiane e, tra le altre, italiane, in particolare Venete e persino dalla Slovenia, tutte attratte dall’opportunità presentata dall’iniziativa che, rapidamente, ha ricevuto l’appoggio istituzionale del governo dello Stato del Rio Grande do Sul e della rappresentanza diplomatica italiana in Brasile.

Sono attesi circa 10.000 visitatori (professionali come importatori, esportatori, distributori, enoteche, oltre a consumatori e studenti dell’alberghiero e dell’area gastronomica ed enologica), l’evento significherà, innanzitutto, quattro giorni di affari. Per questo, facendo pagare un biglietto di ingresso e con alcune regole, si è cercato fare una selezione dei visitatori, nella speranza che il loro profilo sia di persone con una forte motivazione e “appassionati” per “l’argomento vino”: i minorenni non potranno entrare, nemmeno se accompagnati; anche le persone in ciabatte, cannottiera, pantaloncini corti non potranno entrare; anche gli animali non saranno ammesi. Tutto è stato programmato, incluso il servizio di transfer dall’aeroporto di Porto Alegre al Parque de Eventos e gli hotel, a Bento Gonçalves – un percorso di poco più 100 chilometri.

Sul sito dell’evento i promotori spiegano che, “oltre a riunire i più importanti produttori di vino mondiali”, la fiera “è il luogo che dissemina la conoscenza tramite seminari, convegni, visite ad aziende vinicole, degustazioni, premiazioni e incontri di business”, con “oltre 50 contenuti esclusivi”.

Seppur con i dovuti adattamenti, tutto seguirà lo standard della Vinitaly di Verona, alla cui 52ª edizione (oltre 4.000 espositori), una delegazione ufficiale gaúcha di rappresentanti e leader di settore, ha lanciato (lo scorso 17 aprile) internazionalmente la Wine South America 2018.

Nello stesso Fundaparque, luogo dove si terrà l’evento a settembre, ogni due anni, con una certa regolarità, si teneva la Fenavinho – una festa con una tradizione di quasi mezzo secolo (la prima si era tenuta nel lontano 1967). Tutta la struttura creata in questi anni dalla Fenavinho o sorta in funzione di essa (la Spazio Esposizioni, la rete di hotel, ecc.) tornerà ora utile per il Wine South America, concepito ed organizzato con nuovi standard organizzativi, con una visione ed esperienza italiana.

Ma nella Fiera Internazionale del Vino non si parlerà solo di vino ma di acquisti, vendite, insegnamento. C’è “Tutta una linea gourmet”, dice Alberto Piz, che si aggancia al vino ed i prodotti da esso derivati, concimi, fertilizzanti, ecc., accessori e servizi: oltre ai macchinari e strumenti vari, ci sarà anche il caffè, la cachaça, “un prodotto tipico del Brasile” e distillati, oltre all’olio e prodotti del settore mobiliario e altri, promuovendo in una maniera più ampia l’enoturismo e la gastronomia. “È una fiera che si tiene a Bento Gonçalves – dice – ma non è una fiera di Bento Gonçalves; è di tutta la Serra Gaúcha. Per questo Flores da Cunha, Caxias do Sul e tutte le altre città della regione avranno l’opportunità di mostrare le loro bellezze”.

Perché in Brasile? “Argentina e Cile sono luoghi di eccellenza, senza dubbi – spiega Alberto Piz – ma anche più noti. Il Brasile è un territorio neutro, che ha una produzione ed una storia ancora da scoprire e valorizzare. Abbiamo così deciso di scommettere sul Brasile, credendo nel suo potenziale”.

Secondo Piz, “più che un’idea”, la scelta di Bento Gonçalves come sede della Wine South America “deriva da uno studio e ricerche: abbiamo studiato per vedere se questa fiera avrebbe dovuto essere creata in un luogo di produzione o in uno di consumo. Forse, per logica, avrebbe dovuto tenersi in un mercato consumatore, forse San Paolo; ma la storia è stata fatta come 50 anni fa a Verona – un luogo di produzione di vino. Perché il nostro pubblico deve conoscere la fiera, assaggiare gli spumanti ed i vini brasiliani ma anche poter conoscere i produttori ed avere quella sensazione che si prova al ricordare un’etichetta che si fissa in testa, nella mente delle persone, l’emozione che fa tornare le persone e conoscere il territorio”.

La Wine South America la si può anche interpretare come una strategia per fare leva sul commercio ed il consumo delle bevande che derivano dall’uva in tutto il continente e, in particolare, nel territorio brasiliano.

Giusto per averne un’idea, mentre in Francia e in Italia si parla di un consumo procapite annuale di 45 e 36 litri rispettivamente, in America del Sud questo valore – secondo quanto informa il direttore della Milanez & Milaneze – varia tra i 15 e i 17 litri all’anno, con eccezione del Brasile il cui consumo scende a 1,7 litri per persona all’anno.

“Si può quindi notare come, in confronto con l’Europa, che ha una tradizione più antica di consumo, l’America Latina sta iniziando ad apprezzare il vino. Ma abbiamo davanti a noi un mercato enorme, che stimola molto e che, in futuro, crescerà”, assicura Alberto Piz valutando positivamente la qualità del prodotto brasiliano, in particolare nel settore spumanti.

In parallelo alla fiera, che sarà in una data strategica visto che avverrà nel periodo delle vendite natalizie e delle feste di fine anno, ci sarà anche l’evento “Concorso Nazionale di Vini”, che smuoverà, come affermano gli organizzatori, circa 1000 esperti, tra enologi, appassionati, sommelier e giornalisti del settore e amanti del vino di vari paesi.

Traduzione: Claudio Piacentini – Roma – Italia