Meccanica italiana: Cinque secoli di genialità e innovazione

u SAN PAOLO – SP – Nel quartiere fieristico dell’Anhembi alla 10a edizione della fiera “FEIMAFE 2005”. L’Istituto per il commercio con l’estero-ICE in colaborazione con l’UCIMU – Unione costruttori italiani di macchine utensili, robot e sistemi di automazione, vi ha partecipato con importanti aziende fabbricanti macchine per la lavorazione dei metalli, autocentranti e sistemi di bloccaggio, stampi per materiali metallici, sistemi di automazione e fili per elettroerosione. Nelle macchine per la lavorazione delle lamiere metelliche l’Italia risulta essere molto competitiva avendo raggiunto nel 2004 una quota sull’import brasiliano del 29,4%, contro il 17,4% della Germania e il 9,7% degli USA.

PATROCINANDO A SUA LEITURA

Abbiamo intervistato il direttore generale dell’ICE Ugo Calzoni.
n Vi aspettate una grande crescita di esportazioni di macchine utensili per il Brasile?
Direi che l’industria meccanica italiana, in questo paese rimane un punto di riferimento importante per il suo sviluppo industriale, è sempre la prima voce della nostra esportazione e della collaborazione industriale, il che significa che la meccanica utensili, la meccanica italiana rappresenta dunque un punto di eccellenza consolidata.
Ho visitato proprio ora questa nostra esposizione, la presenza italiana (640 m², 23 aziende), fronte allo sforzo che stanno facendo gli altri paesi, come quello tedesco per avere un’immagine sostenuta, ci spingerà ad attrezzarci in modo tale da fare un accompagnamento più forte nelle imprese della meccanica italiana per dimostrare che in questo paese esistono le condizioni non solo per vendere bene ma per crescere insieme a partner brasiliani, credo che sia essenziale questo passo, crescere insieme vuol dire investire insieme, assistenza post vendita, ricambistica, assistenza tecnologica, sia il salto delle imprese italiane della meccanica ed è quello che auspichiamo in questa fiera.
n L’ICE riceve molte richieste di informazioni da parte italiana sul mercato brasiliano?
Gli uffici dell’ICE hanno una forte attività di informazione, credo però che ci la necesstità di fare il punto in Italia sullo sviluppo imprenditoriale brasiliano. In Europa la situazione del Sudamerica genericamente è stato vissuto come un momento di non stabilità, mentre i numeri dicono che il Brasile ha tassi di crescita molto interessanti, il 2004 ha chiuso con più un 5%. L’economia brasiliana ha una sua stabilità ed inoltre segna punti importanti di innovazione tecnologica, quindi bisogna informare di più le imprese italiane sulle opportunità in questo paese.
D’altro lato la situazione in cambio, favorisce gli investimenti in euro, più che la pura e semplice vendita, perché la concorrenza con un cambio così basso, (1 euro=3,50 reais) rispetto a quello di anni fa (1 U$=1R$), può penalizzare il Brasile, ma può anche favorirne la crescita
Credo che dovremo lavorare di più, dare informazioni più precise, più attuali sulla dinamica e la crescita di questo paese. Per fare questo avremo una riunione d’aree latino americane molto importante che sarà presieduta dall’ambasciatore Michele Valensise, dove spero di uscirne con la decisione di rafforzarci in relazione al Brasile ed al resto del continente.
n Quali sono le difficolta per mettere assime partners così diversi?
Provengo dal settore privato e credo di conoscere la mentalità degli imprenditori italiani, noi ci troviamo con una struttura industriale di piccole e medie imprese, non è così semplice trovare dei partner in Brasile, perché la mentalità, la cultura, la personalità forte del piccolo e medio imprenditore italiano, non può essere quella di poter facilemente trovare un matrimonio all’estero, quindi il nostro lavoro è difficile, deve essere più sofisticato, personalizzato, perché dobbiamo convincere le imprese italiane a crescere con la collaborazione, ma dobbiamo anche trovare l’alleato che non abbia solo capitali, la capacità professionale, una rete di servizi, di distribuzione, ma dobbiamo anche trovare imprenditori con una mentalità che si possa sposare con quella del partner italiano ed è un lavoro complesso, non facile, ma questo è ciò che ci chiedono le nostre imprese e così dobbiamo fare.
n La penetrazione di prodotti italiani è più agevole in America Latina o con l’est europeo, la Russia o la Cina?
Sono mercati totalmente diversi. Direi che la nuova Europa ha dei grandi vantaggi che sono la vicinanza innanzitutto, sono paesi che con al massimo due ore di volo si raggiungono e si può far lavorare e controllare quelle imprese stando anche a casa con le nuove tecniche informatiche di comunicazione, oltre a ciò abbiamo una cultura abbastanza vicina ed è quindi un mercato di grande attrazione, questo lo vediamo dai dati dove nei Balcani siamo il primo o il secondo investitore.
Per quanto riguarda la Russia o la Cina. La Russia è un paese dove sicuramente la meccanica italiana avrà un grande successo, così come in tutti gli altri prodotti, più come mercato per vendere che per investire, cosa diversa è la Cina, cosa diversissima è il Brasile che ha dei vantaggi enormi, la tradizione di una radicata cultura di presenze imprenditoriali di origine italiane che sono quelle che io chiamo, “un paracadute molto importante”, in secondo luogo una tradizione di rapporti buoni e scambi commerciali alle spalle consolidati, notizie importanti sull’abbattimento dei dazi, anche questo agevola molto, direi una rete di comunicazioni abbastanza positiva, facilità per poter raggiungere il paese.
Certamente il Brasile è un paese complesso, non è un paese di avventura, è un paese che richiede solidità strategica, disegno imprenditoriale vero, una certa capacità finanziaria perché richiede investimenti consolidati nel tempo, non semplicemente possibilità di guadagnare con rapidità. Direi che nel sudamerica, il Brasile con il Cile, rappresentano l’impegno più importante per l’economia italiana in questo momento.