Nasce a Diadema la CIIM di San Paolo

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u SAN PAOLO – SP – Il tornio, quello storico, che più di mezzo secolo fa il furlan Luigi Papaiz, bolognese d’adozione, si era portato dietro per mare come uno spazzolino da denti, fa la sua figura in fondo alla sala di rappresentanza dello stabilimento di Diadema, città satellite di San Paolo. Dieci metri più in là, nella sala accanto, è parcheggiata l’altrettanto storica Lambretta color crema appartenuta al capo. Poco lontano da qui, una piccola folla assiste all’apertura della nuova bretella che unisce l’Avenida Luigi Papaiz di Diadema alla Rodovia dos Imigrantes, direzione San Paolo capitale, con grande sollievo per il traffico cittadino. Ma è una semplice cerimonia di contorno. Oggi 3 giugno 2005, in questo stabilimento, sta per nascere l’Ufficio paulista della CIIM, Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo, alla presenza di Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani nel Mondo e presidente onorario della CIIM. Con le autorità e gli imprenditori, è presente un gruppo di studenti e insegnanti della Scuola italiana bilingue e biculturale Eugenio Montale di San Paolo, fondata nel 1982 con l’apporto del proprietario di questo tornio e di questa Lambretta.

Sandra Papaiz, figlia del capo, presidente del Gruppo e vicepresidente della CIIM, apre i lavori e si rivolge ai presenti. Lo fa nel suo stile personalissimo, in modo leggero e quasi scherzoso. Ricorda la memoria del padre, portatore del virus virtuoso dell’operosità, della tenacia, dell’individualità. Un virus che oggi non basta più, osserva Sandra, se non si pensa a trasfonderlo in un organismo che rispetti le individualità e nello stesso tempo sia in grado di tutelare e rafforzare tenacia e operosità.

Le comunità italiane nel mondo sono una risorsa straordinaria. Se n’è accorto da tempo Mirko Tremaglia, il quale considera questo appuntamento come uno dei momenti centrali della sua visita alle comunità italiane del Brasile. Primo tra i ministri italiani, ha avuto modo di incontrare a Brasilia Luiz Inácio Lula da Silva, presidente “di garbo popolare”. L’esperienza è di qualche giorno fa. Tremaglia dice di considerarla un ottimo auspicio per le future sorti della CIIM, i cui uffici operativi nel mondo sono già dieci, compreso quello di San Paolo. Ne seguiranno altri cinque in Argentina, Australia, Canada, Hong Kong e Venezuela.

Ma non è tutto. E’ previsto a breve un incontro in Italia tra i vertici della Confindustria e il direttivo di questa Confederazione autofinanziata di imprenditori e manager italiani e di origine italiana, che operano all’estero e si sentono parte integrante ed attiva del sistema imprenditoriale di casa nostra. La CIIM vanta una banca dati di circa 10 mila imprenditori. Si propone di agire in modo confluente ma indipendente dagli ICE, gli Istituti Italiani per il Commercio con l’Estero, e dalle CCIE, le Camere di Commercio Italiane all’Estero. Le sue finalità, prevalentemente operative e organizzative, mirano alla creazione di un network per l’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo. Si pongono l’obiettivo di favorire gli investimenti di capitale estero in Italia, con una speciale attenzione per le realtà locali, e di promuovere gli interessi economici e culturali italiani all’estero.

All’incontro di Diadema erano presenti Cláudio Lembo, vicegovernatore dello Stato di San Paolo, il sindaco di Diadema José de Filippi junior, di origini italiane, l’ambasciatore d’Italia in Brasile Michele Valensise e il Console Generale d’Italia a San Paolo Gian Luca Bertinetto. Nel corso della cerimonia la signora Angela Papaiz, perpetuando il mecenatismo del marito Luigi e in rappresentanza della famiglia, ha donato alla Prefettura di San Paolo 5 mila metri quadrati di terreno da destinare alla costruzione a Diadema di una scuola tecnica statale e di una facoltà universitaria a indirizzo tecnologico. Queste due istituzioni brasiliane sorgeranno come proiezione storica e sentimentale di quel tornio e di quella Lambretta che in fondo alla sala dello stabilimento Papaiz di Diadema hanno assistito a tutta la cerimonia di oggi. Due pezzi da battaglia, altro che pezzi da museo.