Substituindo Augusto Vaccaro, novo cônsul geral da Itália em Porto Alegre é Nicola Occhipinti

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O novo cônsul geral da Itália em Porto Alegre, Nicola Occhipinti, numa foto de seu perfil, no Facebook.

CURITIBA – PR – O Consulado Geral da Itália em Porto Alegre terá, em breve, um novo titular: Nicola Occhipinti, 47 anos, filho de um diplomata também de carreira romano, nascido no Cairo, com ascendência siciliana, será o substituto de Augusto Vaccaro – o cônsul que conquistou a comunidade ítalo-gaúcha e que foi chamado de volta para Roma.

A data da posse do novo cônsul não foi divulgada. Occhipinti, de 2004 a 2008 cumpriu missão no Consulado Geral de Buenos Aires, tendo sido o responsável pela mudança de sede e pelo incremento substancial dos novos inscritos no Aire – o órgão de registro dos italianos no exterior, em função da aceleração que imprimiu nos processos de reconhecimento da cidadania italiana por direito de sangue.

Nicola Occhipinti nasceu no Cairo, Egito, dia 11 de março de 1967; formou-se em Jurisprudência pela Universidade de Roma em novembro de 1992; entrou para a carreira diplomática em 29 de dezembro de 1997 e no final de 2011 assumiu a função de Conselheiro na Embaixada de Helsinki.

Sua ficha no MAE – Ministero degli Affari Esteri contém os seguintes dados: “In seguito ad esame di concorso nominato Volontario nella carriera diplomatica, 29 dicembre 1997. All’Istituto Diplomatico, corso di formazione professionale, 30 dicembre 1997-29 settembre 1998. Segretario di legazione, 30 settembre 1998. Alla Dir. Gen. Cooperazione allo Sviluppo, Uff. IV, 30 settembre 1998. Alla Dir. Gen. Cooperazione Sviluppo, Uff. II, 1° gennaio 2000. Alla Dir. Gen. Paesi Europa, Segreteria, 2 aprile 2000. Secondo segretario commerciale a Singapore, 29 gennaio 2001. Confermato nella stessa sede con funzioni di Primo segretario commerciale, 29 dicembre 2001. Al Consolato Generale in Buenos Aires com funzioni di Console, 25 novembre 2004. Consigliere di legazione, 2 luglio 2007. Alla Dir. Gen. Promozione e Cooperazione Culturale, Uff. V, 1° luglio 2008. All’Uff. VI della stessa Direzione Generale, 1° settembre 2008. Da dicembre 2008 a giugno 2009 segue, presso l’Istituto Diplomatico della Dir. Gen. Risorse Umane e Organizzazione, il corso di aggiornamento professionale per Consiglieri di legazione previsto dall’art. 17, comma 7 del D. Lgs. 24 marzo 2000, n. 85. Incaricato di svolgere le funzioni di Capo Uff. VI della Dir. Gen. Promozione e Cooperazione Culturale, 20 agosto 2009. Capo Segreteria della Dir. Gen. Promozione Sistema Paese, 16 dicembre 2010. All’Unità per la Cooperazione scientifica e tecnologica bilaterale e multilaterale della stessa Direzione Generale, 19 luglio 2011. Consigliere ad Helsinki, 5 dicembre 2011.

Uma entrevista que concedeu à Tribuna Italiana, de Buenos Aires, quando estava voltando para Roma, dá uma ideia do perfil do novo cônsul italiano em Porto Alegre. Reproduzimos alguns trechos da entrevista:

Tribuna Italiana – A proposito quali furono le sue impressioni, visto che si trattava della sua prima missione all’estero?

Per la verità è stata la seconda visto che la prima fu quella di primo segretario commerciale a Singapore. Prima di arrivare mi ero informato e sapevo che si trattava di una metropoli di stile europeo, dell’impronta italiana nell’architettura degli edifici più simbolici della città, come la sede del “Congreso” o la “Casa Rosada”. Ma quel che mi ha colpito di più è stata la numerosa quantità di italiani. Sapevo che erano molti, ma non pensavo che fossero una moltitudine che, inoltre, è molto legata all’Italia, caratteristica che nella stessa Penisola purtroppo si va perdendo..

E sul piano professionale, come giudica la sua missione?

Sinceramente mi sento profondamente soddisfatto. Una missione che si è presentata piena di sfide, con una prima tappa in via Alvear fra allegrie e alcune amarezze, situazioni infelici frutto delle inadempienze della sede, forse di aspettative deluse, delle patetiche file che predisponevano male i connazionali che si presentavano agli sportelli infastiditi per cui davanti alle prime difficoltà reagivano anche in modo sgradevole. Certo, oggi grazie alle comodità della nuova sede, alla tecnologia che è stata allestita per fare le pratiche é stato consentito un cambiamento sostanziale nei rapporti con la gente. Ci vorrebbero ore per fare un bilancio completo ma a modo di esempio, posso dire che abbiamo raggiunto i 209.000 iscritti in questo consolato, la prima comunità italiana all’estero, superando Stoccarda ch ha 184.000. Nella partecipazione al voto politico abbiamo superato i dati del 2006, passando da 70mila a 100mila voti nella circoscrizione, la regione al mondo con la più alta percentuale di partecipazione. Se la media generale è stata de 40 per cento, qui ha superato il 60 per cento. Per quanto riguarda la cittadinanza, dal mese di gennaio 2007 all’aprile di quest’anno abbiamo incorporato 30mila nuovi cittadini. Inoltre c’è un’attività, che considero molto rilevante, in favore degli anziani, dei disagiati, i piú necessitati di una intensa gestione di aiuto solidale e concreto.

Riguardo alla cittadinanza, non pensa che sia una legge troppo generosa che tra l’altro non stabilisce nessuna condizione come conoscenza della lingua, della geografia, della storia o della cultura italiana. Non ci vorrebbe una “prova d’amore” verso l’Italia?

Stiamo parlando di un diritto costituzionale implementato dalla legge 991/92. Forse coincidiamo in parte sul fatto della generosità. Sono a conoscenza di alcuni progetti di parlamentari che vorrebbero renderla più restrittiva, limitandola magari ai nonni. Vedremo… Per quanto riguarda la “prova d’amore” sarebbe difficile da implementare e le confesso che mi provoca un sentimento di tristezza, di delusione, quando mi rendo conto che in certi casi viene richiesta la cittadinanza italiana non per questioni di appartenenza, di legami, di sentimenti genuini verso l’Italia, ma per una semplice convenienza personale, come il passaporto per recarsi a lavorare in Spagna o per recarsi negli Stati Uniti senza richiedere il visto. Ad ogni modo penso che si tratti di eccezioni, per quanto mi commuove comprovare ogni giorno il grande amore che sentono in maggioranza gli interessati, un sentimento sincero, un modo di sentirsi più vicini all’Italia.

E nell’aspetto personale, umano, qual’è il suo bilancio?

E’ stata un’esperienza indimenticabile, lascio un mondo di amici. Ho potuto percorrere tutto il Paese, da La Quiaca alla Terra del Fuoco, dalle cascate dell’Iguazù alle Ande. Luoghi splendidi e un enorme risorsa turistica per l’Argentina. L’addio è un momento di nostalgia anticipata che sto già provando, ma nel mio caso si tratta di una sensazione gradevole frutto del convincimento di aver adempito il mio dovere e di portare nel mio cuore la generosità e l’affetto della collettività, di constatare la simpatia dei “porteños” verso l’Italia e della certezza che tra l’Italia e l’Argentina ci sono legami molto profondi.

E qualche rimpianto?

Certo, ci sono alcuni, ma forse il principale è di non essere riuscito a ballare il tango. Forse si tratta solo di una scusa per poter ritornare in poco tempo a Buenos Aires”.