Tecnologia italiana per il settore di fili e cavi

u San Paolo – Si è svolto un workshop di questo settore, promosso dall’Istituto Italiano per il Commercio Estero-ICE e l’Associazione di Fabbricanti di Macchinari per Fili e Cavi-ACIMAF.

Abbiamo intervistato il direttore dell’Ice Ricccardo Landi e il presidente dell’ACIMAF Ferruccio Bellina.

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n Riccardo Landi, questo settore industriale italiano è la prima volta che si presenta in Brasile?

Con l’appoggio dell’ICE, si affaccia questo settore in Brasile ed è molto importante per l’Italia che infatti è il primo fornitore di macchine per fili e cavi con un export di circa 3 milioni di dollari, che in assoluto non è una cifra molto grande, anche perché in Brasile ci sono delle grossissime potenzialità non espresse che molto probabilmente si svilupperanno molto rapidamnete con l’apertura e lo sviluppo dei progetti brasiliani sulla infrastruttura, mi riferisco alle reti per il trasporto dell’energia e delle comunicazioni, delle ferrovie, tutte le strutture che necessitano di cavi di acciao, metallo, con possibilità produttività molto grande.

n Quante ditte sono state invitate a partecipare a questo convegno?

In questo evento partecipano importanti aziende del settore e l’Associazione ACIMAF rappresenta in tutto una sessantina di ditte, quindi una parte considerevole del settore viene ad affacciarsi in Brasile su invito dell’Associazione di categoria e dell’ICE. In questo momento si stanno svolgendo gli incontri commerciali con gli operatori brasiliani e mi sembra che i risultati sono stati valutati molto positivamente e le nostre aziende hanno acquisito nuove informazioni sulle potenzilità del mercato brasiliano.

n Il settore brasiliano è un forte concorrente?

La produzione locale di macchinari non è molto significativa. In primis l’Italia punta ad avvantaggiarsi, non essendoci una produzione similare in Brasile e seguendo le giuste procedure, importatori finali di trafilatori di fili e cavi metallici, sono in condizioni di ottenere dalle autorità doganali delle esenzioni fiscali, nel regime extra tariffario, dimostrando che non ci sia una produzione analoga nel paese, quindi dalla media del 14% di dazi, si scende al 2% o allo zero.

Ferruccio Bellina presidente dell’ACIMAF – Associazione di Fabbricanti Italiani di Macchinari per Filo) fondata nel 1987 da un gruppo di imprese per ottimizzare l’interazione tra impresa e mercato sviluppando sinergie nel campo della comunicazione e relazioni pubbliche. L’attività dell’Associazione si estende in tre linee maestre: valorizzare la qualità e la tecnologia; interagire con entità ed istituzioni publiche; promuovere la cooperazione internazionale favorendo l’esportazione attraverso la capacità di innovazione e tecnologia avanzata. La sua forza deriva da un professionalisto di altissimo livello che si traduce e si concretizza nei prodotti finali, patrimonio della creatività dell’ingegno italiano.

Il settore impiega circa 6.500 persone e tre quarti della pruduzione sono esportati, i principali mercati sono l’America del Nord e del Sud oltre all’Europa, appare all’orizzonte il mercato asiatico in particolare India e Cina.

n Bellina, come si comporta il mercato brasiliano in relazione ai vostri prodotti?

I dati del 2004 sono positivi con una crescita importante rispetto al 2003.

n In Brasile avete delle fabbriche, delle joints-ventures?

No, in questa fase di discussione, di studio, abbiamo la Pirelli, la Maccaferri, però come installazione di aziende italiane produttrici di macchine per filo e cavo siamo in una fase iniziale.

n Con i cambiamenti delle tecnologie di comunicazione via cavo, specialmente del settore della telefonia fissa, quali sono state le perdite?

Questo è un calcolo complesso, diciamo però che in linea di massima, se da una parte diminuiscono determinate linee di prodotto, dall’altra si sale con nuove applicazioni, con le fibre ottiche, grandi cavi di potenza, perciò non siamo pessimisti quanto al futuro.

n Quanto al programma brasiliano di elettrificazione?

Sulla possibilità di grandi investimenti, siamo qui perché vogliamo far parte dei gruppi industriali che potranno apportare know-how ed un’assistenza tecnica che pensiamo l’Italia sia in grado di fornire. (asib-v. soligo)