Tour latinoamericano del sen. Franco Danieli

PATROCINANDO A SUA LEITURA

u SAN PAOLO – Il 13 maggio nella Sala delle Colonne del Circolo Italiano, il sen. Franco Danieli , in un giro per l’America latina, accompagnato dal vice-coordinatore Circoscrizione estero della partito della Margherita Luciano Neri, con la responsabile nazionale per il Brasile Natalina Berto, si è diretto ai presenti nella sua allocuzione, in risposta alle numerose domande. Tra l’altro, sul Programma del Partito –

“Noi alcune idee, alcune linee direttrici di programma le abbiamo ben chiare e sono completamente diverse rispetto a quelle che il governo ha praticato o ha cercato di praticare in questi ultimi quattro anni.
La comunicazione, l’informazione deve essere puntuale, oggettiva, deve essere affidata ai partiti politici che sono i soggetti costituzionalmente titolari del diritto di comunicare le proprie posizioni.
Romano Prodi, ha aperto a Bologna, in una vecchia fabbrica dimessa, un capannone che ha chiamato “La fabbrica del Programma” e lì convoca industriali, le donne imprenditrici, le madri di famiglia, gli insegnanti, gli agrari, i vigili del fuoco, convoca le categorie sociali produttive, si confronta con loro, elabora con loro giorno dopo giorno il programma, che tiene conto delle richieste che vengono da questi soggetti e categorie. Credo che questo sia uno strumento, dal punto di vista metodologico rilevante, perché è ora di finirla con i soliti cinque segretari di partito che con i dieci professori universitari, che si mettono attorno al tavolo, scrivono il programma, servono anche questi evidentemente, perché è la politica che deve sovrintendere alle scelte, dirigere un paese, ma il confronto, il rapporto con i diretti interessati, sarà utile o no per capire le loro condizioni di disagio, qualcuno dovrà pur sentirli.
Sul tema per gli italiani nel mondo – Noi lo abbiamo inserito nel programma della coalizione del centrosinistra per le europee, l’unica forza politica che ha redatto, coordinata da Giuliano Amato una proposta che vi faccio, ma è anche un impegno che dovete assumere, che questa parte relativa al programma della coalizione di centrosinistra per gli italiani nel mondo, non sia scritto solo a Roma, solo dai membri del CGIE, del Comites, solo dai responsabili delle forze politiche, ma che ogni realtà nel caso del Brasile si manifesti, dalle Associazioni ai singoli cittadini che si sentono coinvolti, che vogliono essere i protagonisti politici rispetto alle scadenze elettorali italiane, che ci sia un piano paese, perché le tematiche degli italiani nel mondo sono sì identiche a quelle di tutti i paesi, ma sono anche profondamente diverse e sono molto lontane da nazioni di altra cultura, come gli italiani d’Europa, nel Nord America, in Australia.
Il programma dell’Unione deve essere un mosaico che si compone con i contributi che i nostri connazionali di ogni paese di residenza vanno ad elaborare. Ci vuole una strategia della allocazione delle esigenze, paese per paese, in accordo con la società civile italiana di residenza, credo che sia un metodo utile, positivo, una possibilità di lavoro che non si ferma semplicemnete ai grandi problemi, ma che possa essere in grado di entrare anche negli elementi di dettaglio.
Sarà un programma che risponderà a quegli interrogativi che nascono nella “Fabbrica del Programma” con i contributi delle forze sociali e politiche, che nasce nelle modalità che saranno poi formalizzate in un documento che presenteremo verso la fine dell’anno, non prima. Ma sarà già, possiamo prefigurarlo, un programma che si orienterà secondo alcune linee che sono già evidenti, e sono quelle sul piano della dimensione produttiva del paese dove bisogna fare investimenti seri nella ricerca e nell’innovazione tecnologica, c’è bisogno di fare una riflessione profonda sul sistema produttivo italiano, sul sistema delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali.
Il sistema delle piccole e medie imprese ha consentito di avere una grande flessibilità nei momenti di crisi generale, perché ha funzionato in qualche modo da ammortizzatore rispetto alle consequenze che potevano ripercuotersi nella società. Oggi la situazione è cambiata, e noi ovviamente ne dobbiamo tenere conto, nella direzione di superare quel modello italiano e dare spalle più larghe alle imprese; vuol dire che bisogna dare la possibilità alle imprese di fondersi, di allargarsi, di unirsi in un sistema di mondializzazione, la concorrenza non la fa più il piccolo imprenditore che oramai non regge alla dimensione globale. Noi siamo interessati ad avere una Europa unita economicamente e politicamente, perché crediamo che la soluzione, anche da queste parti, sia una integrazione regionale ed economica seria, del Mercosul, ed auspicabilmente politica, perché in questa dimensione globale l’integrazione regionale è quella che consente di competere, di differenziarsi, di specializzarsi e di andare avanti.
Sulla coalizione – Qualcuno mi ha chiesto “Come fate ad andare dalla Margherita a Bertinotti? Come fate a stare assieme, quali sono le diverse componenti? Sì, riusciremo a stare assieme, perché non ci dobbiamo dimenticare che nel 2001, Rifondazione (Comunista) e Di Pietro (Italia dei Valori) erano fuori dalla coalizione di centrosinistra, noi dicemmo così come dei garibaldini, siamo andati a fare la competizione contro il centrodestra rinunciamdo grosso modo al 10% di elettorato perché Rifondazione era al 6% e Di Pietro al 4% ed abbiamo detto – non ci interessa – inquanto il Polo ha messo dentro tutto quello che poteva – e siamo arrivati ad un pelo dal vincere o dal pareggiare. Adesso abbiamo imparato la lezione, siamo tutti assieme e stiamo lavorando ad un programma realistico, riformatore, connotato di elementi di innovazione, solidaristico del sistema Italia, quindi stiamo discutendo su elementi che sono di governo del paese.
Sulla rete consolare – “Abbiamo un progetto di modificazione strutturale della rete consolare, perché i consolati devono essere come le banche, si apre la porta e ci sono i dipendenti che stanno lì, nel proprio desk, seduti a ricevere i nostri connazionali ed il pubblico in generale, come il funzionario di banca riceve quando volete aprire un conto e il funzionario di banca quando volete aprire un conto è gentile, sorride, vi ringrazia, lo stesso atteggiamento deve essere mantenuto dai nostri funzionari; servono strutture che siano efficienti, funzionali, che consentano l’accesso diretto a tutti e soprattutto che ci sia una formazione professionale adeguata, c’è bisogno di una scelta strategica in termine di risorse ma anche di personale da parte del Ministero degli esteri.
Sulla informazione – Nel tema della informazione, eleborammo, anni fa, alcune ipotesi di lavoro, come un secondo incontro della stampa italiana nel mondo, ma in questo governo non se ne è fatto niente.
Credo ci sia da fare una riflessione su questo tema, ci sono giornali che stampano in Italia e che in qualche parte vengono diffusi, ci sono quotidiani in lingua italiana che vengono stampati all’estero, ci sono settimanali, riviste mensili e molte altre pubblicazioni, informativi, programmi radio, TV, website, che sono il collante che presiede la nostra comunità all’estero.
Sapete quello che a me non va? E lo metto già tra le priorità d’azione di governo, a me non vanno le truffe; chi mi conosce sa che sono abituato a parlare chiaro. Purtroppo al mondo oggi c’è qualcuno che truffa, facendo finta di stampare giornali italiani all’estero, per portarsi a casa, probabilmente neanche tanti soldi in qualche caso, per un servizio che in realtà non eroga, perché non c’è controllo sul tiraggio, sulla diffusione, ed allora voi capite che ci sono dei truffatori in giro, danneggiando anche voi, perché le risorse allocate, invece di essere finalizzate a sostenere quelli che fanno informazione realmente e che quindi scrivono per farsi leggere e non fanno finta di farlo per mettersi in tasca i soldi del contribuente, vanno perse. Questo meccanismo danneggia coloro che avrebbero bisogno di informazione puntuale, corretta, seria.

n Sen. Danieli, le sue impressioni su questo giro sudamaricano?

È stato un tour interessante perché in ogni paese, la comunità italiana ha risposto con grande entusiasmo, ha dimostrato di avere una grande maturità politica. I nostri connazionali in Argentina, Cile, Uruguay e qui in Brasile hanno dimostrato di voler partecipare alla vita democratica del nostro paese essendo perfettamnete consapevoli di quelle che sono le scelte di governo, di quelle che sono le posizioni delle forze politiche, quindi con una partecipazione consapevole, responsabile, informata.
È stata una missione assolutamente positiva che ha consentito di dare ancora più sostanza alla rete organizzata della presenza nei paesi latinoamericani dell’Unione. C’è una nostra presenza costante in America latina, di continuità nei nostri rapporti con le comunità all’estero, quindi di corale disponibilità che come Unione e come forze politiche manifestiamo”.