Le amarezze della nostra (non) rappresentatività

“Vi è una grave mancanza per quanto riguarda la rappresentatività del Brasile presso  gli organi decisionali italiani”

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In questo ultimo mese, Insieme ha comunicato due fatti che sono molto rappresentativi della nostra inefficace rappresentatività: l’installazione, da parte del Maie – Movimento Associativo Italiani all’Estero, del Comitato di Presidenza, senza la partecipazione di italo-brasiliani e la sospensione delle prenotazioni tramite videochiamata Whatsapp, da parte dei Consolati, senza che nemmeno i Comites ne venissero preventivamente informati.

Nonostante le passioni che conservano i corregionali del Maie o della giustizia dietro la sospensione della criticata “nuova” modalità di prenotazioni consolari, si deduce chiaramente quanto segue: vi è una grave mancanza per quanto riguarda la rappresentatività del Brasile presso gli organi decisionali italiani.

Non sono una novità per nessuno le dure – e giuste – critiche che si fanno alla timida rappresentatività italo-brasiliana nel Parlamento, sia sulla qualità dei lavori dei parlamentari qui eletti, sia, dopo la riforma costituzionale che ha diminuito il numero di scranni, della quantità di posti contesi dal Brasile. Assenteismo, mancanza di protagonismo, populismo e assenza di progetti legislativi di interesse degli italo-brasiliani hanno segnato l’operato dei parlamentari sud-americani negli ultimi decenni, sebbene si aggravino, sempre di più, problemi cronici relativi sia al riconoscimento della cittadinanza, come al servizio dei Consolati per quanto riguarda questioni così basilari come l’emissione di passaporti, l’aggiornamento dei registri di residenza all’estero e il servizio dei diritti elettorali attivi e passivi dei cittadini.

Si aggiunga a ciò il fatto che ci sono importanti distorsioni dal punto di vista quantitativo, che deformano assurdamente la rappresentatività degli italo-brasiliani di fronte al Parlamento: e non si dica che l’America del Sud meriti (per legge) di essere trattata come un blocco, visto che corrisponde ad un estratto di popolazioni con interessi (di fatto) comuni: c’è la Composizione della Presidenza del Maie (e la vergognosa assenza di una semplice comunicazione) per confermare, senza contare con le frodi elettorali avvenute in Argentina (pubblicate anche da Insieme) che, di per se, sarebbero sufficienti per confermare che noi e “los hermanos” non abbiamo formato, in nessun modo, un corpo politico coeso e capace di coordinarsi in una sola (e giusta) rappresentanza legislativa.

Però, oltre alla già conosciuta non rappresentatività in Parlamento, la questione della sospensione sine die delle prenotazioni consolari, non comunicata nemmeno ai Comites, dimostra francamente come siamo orfani di rappresentanza anche per quanto riguarda gli organi legalmente costituiti per rappresentarci davanti alla Pubblica Amministrazione italiana.

Il problema non è solo legislativo: ha anche – e principalmente – a che vedere con l’assenza di politiche pubbliche indirizzate alla nostra popolazione e agli atti amministrativi presi in assenza degli interessi degli italo-brasiliani e dei loro organi di rappresentanza. Sia per omissione o azione, la Pubblica Amministrazione italiana segue ferendo in modo continuo un’enorme quantità di diritti degli italo-brasiliani, seppur abbiamo organi costituiti per la difesa dei nostri interessi. Bisogna chiederci da dove venga questa strana capacità.

Pensando all’argomento, non riesco a dare una migliore risposta che non sia la seguente: la radice delle amarezze della nostra (non) rappresentatività presso gli organi della Pubblica Amministrazione italiana è la pretesa immunità della quale si beneficiano gli agenti e gli organi amministrativi operanti all’estero. Il potere degli ambasciatori e consoli si può dire essere illimitato: sia omettendosi, tanto agendo con abuso, chi (e per quali vie) cercherà Giustizia? Vediamo che la nascita della “via giudiziaria” per le richieste di cittadinanza null’altro è che la risposta della comunità all’omissione della Farnesina relativa all’inefficacia paralizzatrice degli uffici cittadinanza dei Consolati italiani in Brasile. Ma questo è solo uno degli oltraggi – e che costa caro. E quanto alle altre centinaia di oltraggi e sviamenti? Volle costodiet ipsos custode (chi controlla i controllori, ndt)?

Non sottolineo, in questo articolo – anche perché non sarebbe meritato – problemi nell’operato dei Comites o del CGIE: fanno quello che possono; però, manca loro la capacità di stare in giudizio contro le diverse omissioni e abusi della Pubblica Amministrazione italiana all’estero. Quando la politica non si muove di per sé, è necessario che sia mossa… dal Potere Giudiziario: tuttavia, smuovere il Giudiziario è, prima di tutto, una questione di accesso alla Giustizia. Solo smuove il Giudiziario chi, detenendo la necessaria capacità di rappresentazione procedurale, ha le condizioni materiali per presentarsi in giudizio. Fino a quando non riusciamo a costruire, partendo dalla nostra comunità, condizioni di accesso alla Giustizia, ci saranno, contro di noi, omissioni e abusi – illimitati – da parte dell’Amministrazione Pubblica italiana.

Questa è una certezza che, credetemi, non cambierà.

Per questo motivo, nell’ultimo testo di quest’anno, espongo alcuni desideri: al cittadino, reale coinvolgimento a riguardo ai suoi diritti elettorali e di associazione; al Parlamento, leggi che ci garantiscano, nonostante le condizioni materiali, il diritto di stare in Giudizio; agli organi di rappresentanza ed agli avvocati, la sensibilità per sostenere e condurre, gradualmente, verso quello di cui più abbiamo più bisogno: smuovere la politica e combattere abusi tramite un reale ed efficace accesso alla Giustizia. Sono questi i miei auguri per questo Natale e per il nuovo anno che si avvicina! Buone Feste!