Cittadinanza italiana: Intercomites rivendica la riapertura del servizio da parte dei consolati. Perché non tramite internet?

L’Intercomites – organo che riunisce i Comites – Comitati degli Italiani all’Estero sta chiedendo che i consolati italiani che operano in Brasile riprendono il servizio di riconoscimento della cittadinanza italiana per diritto di sangue com il ricevimento di documenti per posta o qualche modo elettronico. I servizi sono sospesi fin dall’inizio della pandemia del Coronavirus, insieme ad altri servizi consolari, come l’emissione di passaporti.

“L’emissione del passaporto funziona solo in caso di emergenza, per motivi di sicurezza”, ma “quello che potrebbe tornare a funzionare sapendo che abbiamo una domanda enorme, di centinaia di migliaia di persone, sarebbe il riconoscimento senza la presenza del richiedente”, ha detto il presidente dell’organo, Andrea Lanzi, di Rio de Janeiro, durante una “Live” (trasmissione di video in diretta) del Comites di Curitiba, all’inizio della serata dell’ultimo mercoledì (17/06).

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Secondo Lanzi, la documentazione sarebbe inviata via posta o qualsiasi altro servizio di consegna, con il pagamento della tassa per boleto bancario. Un servizio simile a quello rivendicato, comunque, è già in funzione presso il Consolato Generale di San Paolo, secondo quanto informato nella stessa “Live” dalla Danela Dardi, che ha partecipato in rappresentanza del Comites di SP.

Sostenendo che egli già avrebbe portato la rivendicazione all’Ambasciata d’Italia in Brasile, il presidente dell’Intercomites ha detto che, comunque, c’è una scusa di ostacolo: “per la normativa italiana, un’istanza può essere fatta dal cittadino italiano sottoscrivendo la richiesta ed allegando un’identità”, sarebbe stato detto dall’ambasciatore, sostenendo che “uno straniero che vuole riconoscere la cittadinanza italiana non ne ha diritto”.

Come ha detto Lanzi, l’ambasciatore si domanda: “se c’è scritto per un cittadino italiano ciò non parla di uno straniero, ci sono preoccupazioni che la procedura non possa essere accettata”. Lanzi crede che, “in particolare in un momento di grande difficoltà, di epidemia, una cosa simile potrebbe essere facilmente risolta”, ricordando anche che andrebbe bene l’interferenza del senatore Ricardo Merlo.

Per Claudia Antonini, che ha partecipato al dibattito in rappresentanza del Comites di Porto Alegre, “questo problema non è nuovo. Non ci sono novità nella richiesta in ritardo. Ma c’è una novità nel modo di affrontare il lavoro e che avrebbe potuto essere fatto già in passato”. Secondo lei, “in questo shock che abbiamo con la pandemia, usando mezzi elettronici per tante cose e mezzi che rendono il lavoro più agile, sono punti che possono essere usati qui”.

Antonini, che fa l’avvocato e lavora da molto tempo nell’area della cittadinanza, ha assicurato che “è in vigore una legge italiana che dice che le richieste possono essere presentate in qualsiasi modo”, non essendo necessaria la presenza fisica, “tranne atti personalissimi”. E “un atto personalissimo è, per esempio, la preparazione di un passaporto…si deve fare biometria, foto, ecc.”, mentre “la consegna di documenti per l’esame di vincolo è un atto che si può fare in un modo remoto”.

E poi: Per Antonini la modalità arriva in soccorso ad una “caratteristica del servizio pubblico”, ossia “il principio dell’isonomia, che vuol dire uguale a tutti”. In Italia, potremmo consegnare i documenti via posta elettronica, potremmo consegnare via posta. Non è necessaria la presenza per la presentazione dei documenti. È sufficiente che sia dimostrata la residenza e che i documenti siano adeguati”.

Nella stessa linea di pensiero Antonini pone “altra qualcosa che mi sembra strano”, parlando della Convenzione dell’Aia, firmata tra Brasile e Italia, “che dice che il documento pubblico brasiliano diviene valido” e la sua autenticità è confermata dalla ‘apostille’. E afferma: “Quindi ciò è ostruzionismo. Mi sono dispiaciuta. Non c’è nessuna verità nell’impossibilità [di fare]. Non c’è l’impossibilità. Quello che esiste è il trattamento disuguale, quello che esiste è il non rispetto della legge italiana”, critica Antonini.

Anche secondo il presidente del Comites di Recife, Daniel Taddoni, l’obbligo che la persona debba portare la documentazione personalmente al consolato “non ha senso, assolutamente”. Il riconoscimento della cittadinanza, secondo lui, “è una cosa dichiarativa, non è un atto che dipende da una firma davanti ad un ufficiale”.

Ma Taddone vede altre incongruenze: trattare una persona che chiede il riconoscimento come straniero “è sbagliato”, visto che “una cosa è la richiesta di concessione della nazionalità, altra cosa è il riconoscimento della cittadinanza per diritto di sangue”. Lo Stato Italiano, secondo Taddone, “non può trattare queste persone come stranieri”, seppur ci siano “questioni controverse”. Un’altra incongruenza è il fatto che, per molti consolati, è sufficiente la presentazione personale di una persona di famiglia. “Quindi, in che senso? Se qualcuno chiede da solo deve essere presente personalmente ma nel caso collettivo di una famiglia non ne ha bisogno?”

Taddone ha ricordato che, in passato, quando non erano ancora stati fatti pagare i 300,00 Euro (tassa della cittadinanza – NR], c’erano richieste collettive di famiglie e “tutta gente che nemmeno sapeva che c’era (nella relazione della richiesta].

Il presidente del Comites di Recife spera che la pandemia “lascia almeno questa cosa positiva”. Oltre a ciò ha anche detto che “i consolati devono smetterla di non rispettare il Codice Civile e proibire la rappresentanza delle persone”. Se ci sono casi di persone che agiscono male, non c’è nulla che giustifica la mancanza di rispetto al Codice Civile e dire che le persone non possano essere rappresentate”, ha detto Taddone.

Il dibattito di oltre un’ora di tempo ha trattato anche di altri argomenti, come la questione del vademecum o dell’unificazione delle procedure consolari nella questione della cittadinanza. Come si ricorda, un vademecum di questo tipo ebbe una vita effimera dopo che, a causa di richieste assurde, venne duramente criticata dal’Intercomites.

Un nuovo vademecum è stato promesso ma, secondo un’intervista dell’ambasciatore Francesco Azzarello nell’edizione di giugno della rivista Insieme, l’argomento dipende dal parere del Ministero dell’Interno italiano, consultato dal Ministero degli Affari Esteri. L’Intercomites rivendica – anzi, è stata promessa dal sottosegretario della Farnesina per gli italiani nel mondo, Ricardo Merlo – la partecipazione all’elaborazione di questo nuovo documento che, secondo la rappresentante del Comites di San Paolo, Daniela Dardi, deve essere pensato con cautela.

Nel Consolato di San Paolo, secondo Dardi, le cose funzionano bene. Lei non ha risparmiato elogi all’operato del console Filippo La Rosa. Il consolato aveva sospeso la prenotazione ma, secondo lei, ha trovato un modo per riprendere le attività senza mettere a rischio gli interessati e nemmeno i funzionari dello stesso consolato. “E una nuova esperienza, non conosco i dettagli”, dice Dardi, “ma posso dire una cosa: questo è il primo console che rimbocca le maniche e cerca di trovare una soluzione in tutta la situazione. “Ha già risolto il problema dei passaporti”. Se funzionerà o no, lei non lo sa ma, comunque, “complimento il consolato per l’iniziativa”.

Oltre a Lanzi, Taddone, Antonini e Dardi, hanno partecipato al dibattito condotto da Luis Molossi, Gianluca Cantoni, ex-presidente ed oggi vice-presidente del Comites del PR/SC.

(Traduzione automatica “Aiuta”)