Nonno Spricigo verso i 104 anni. Una vita con tante rinascite

Il prossimo 24 aprile, Angelo Spricigo compirà 104 anni. Nella sua casa a Concórdia, nell’ovest catarinense, ha ricevuto il premio “Merito Talian 2018”. Ha ringraziato cantando. Nella sua lunga vita ha visto tre nuovi inizi, ed in tutti egli ha lasciato il suo personale segno. L’ultimo, un’enorme collezione di macchine da cucire.

Il segreto per arrivare a 104 anni? “Non ammalarsi”, secondo Angelo Spricigo. E per non ammalarsi, oltre alla fortuna, c’è un altro segreto: saper vivere sempre in allegria. Cantare, cosa che fa bene, anche quando le cose sono difficili. Almeno per ‘nonno’ Spricigo, penultimo di nove figli della coppia di immigranti Giorgio Spricigo e Joanna Zilli, originari della provincia veneta di Treviso, la cosa ha funzionato e, a quanto pare, continua a funzionare.

Lo abbiamo incontrato in un’assolata domenica di inizio del dicembre passato nella sua casa, nella città catarinense de Concórdia – oggi luogo dove lui abita e sede di un ben organizzato museo che porta il suo nome. Per lui era un giorno speciale, si era alzato prima del solito per poter ricevere, con un certo orgoglio, il trofeo “Merito Talian 2018”. A causa della sua avanzata età, suo nipote Valdecir Giotto l’aveva ricevuto in suo nome durante il ‘XXII Incontro Nassional dei Difusori del Talian’, realizzatosi dal 9 all’11 novembre a Serafina Corrêa-RS. A consegnarlo ora in una forma intima c’era un gruppo composto da alcuni membri della comunità italiana della regione: Ivaldino Piola, Enio Magro e Jordão Zanella, del programma radiofonico settimanale “Taliani Contenti”; Olindo Aquiles Cassol, e Nedi Terezinha Locatelli, della Feibemo – Federazione delle Entità Italo-Brasiliane e di Professori ed Operatori della Cultura Italiana ed il ‘talianofilo’ Carlos Chiavagatti. Con Spricigo hanno intonato pezzi di vecchie canzoni imparate ai tempi in cui il festeggiato – amante della musica, suonatore di chitarra, chitarrina e violino autodidatta e compositore – era direttore del coro Santa Cecília di Concórdia verso la metà del secolo scorso (si veda un video sul nostro sito).

Nonno Spricigo è, realmente, un punto vivo della storia di Concórdia, città dove arrivò nel 1945, già sposato da dieci anni con Maria de Olveira, sua compagna di una vita intera, arrivando dal Sud dello Stato (Urussanga), dove era nato nel 1915. Il suo primo lavoro dopo aver lasciato i campi fu di calzolaio, a Criciúma e nei suoi primi anni di Concórdia, dove montò un laboratorio di calzolaio e – se ne ricorda molto bene – fece il primo paio di scarpe a Atilio Fontana, numero 44″.

Famiglia grande (nove figli: Leonides, Eni, Ilsa, Antonio, José, Evaldo, Aldo, Paulo, Renato, Antonio, Paulo e Ilsa) per mantenerli tutti Spricigo cercò nuove fonti di rendita e tentò, per un breve periodo, di vendere radio e completi di abbigliamento in tutta la regione. Il tessuto ordinato dal futuro sposo non arrivò…e quindi abbandonò tutto. Nel 1951 decise di diventare muratore.

Era già stato agricoltore, divenne capomastro, costruendo case, chiese e palazzi. Nelle ore libere suonava e, oltre a dirigere un coro, fondò con altre persone un gruppo musicale “I Veterani”, poi ribattezzato “La Concordia”. Cantare era necessario!

Fu in un difficile momento, nel 1997, quando perse sua moglie Maria che Spricigo iniziò la terza fase della sua vita: in omaggio a lei, una sarta, decise di riformare e tenere le sue due macchine da cucire. Fu una molla amorosa che diede il via ad una collezione di oltre 1700 esemplari (per l’esattezza 1714) riformati, lubrificati e funzionanti, rigorosamente catalogati che formano il Museo Angelo Spricigo , nella cui sede funziona anche un corso di cucito collegato ad iniziative sociali in collaborazione con l’università.

Dalla famosa Singer all’italiana Vigorelli, dalla Pfaff alla Leonan, o dalla Vesta alla Juki, sono 118 le marche di macchine che hanno fatto la storia della moda e dei vestiti di ricchi e poveri in decine di paesi del mondo.

Oggi, con l’aggravarsi di un antico problema alla vista, Spricigo quasi non può più lavorare. Ma il museo e la sua casa, dove ancora abita, sono gestiti con attenzione, amore e competenza da uno dei suoi 18 nipoti (ha anche 14 pronipoti) – l’ex-imprenditore Valdecir Giotto e sua moglie Marilisa Reali.

(Rivista Insieme n. 238)