Jose Laurentino Gomes: L’anima italiana (ferita) del ‘Best seller'


Giornalista e scrittore vuole riavere la cittadinanza italiana che gli era stata riconosciuta e successivamente annullata. “Ho deciso di lottare come forma di rispetto nei confronti dei miei bisnonni”


 

Raccontando come nessun altro aspetti della nuova storia del Brasile, il giornalista e scrittore José Laurentino Gomes sta affrontando serie vicissitudini per la sua personale storia che ha a che vedere la sua ascendenza e discendenza italiana fin qui da molti sconosciuta. Con tutti i documenti in ordine non riesce a trovare una spiegazione per il comportamento delle autorità italiane ed ha deciso di fare ricorso alla giustizia romana. Un altro caso che si aggiunge in questo intricato e senza giustificazioni processo delle file bibliche, richieste assurde, ostruzionismo consolare e, ultimamente, tentativi di criminalizzare un diritto di sangue che interessa oltre 30 milioni di italo-brasiliani.

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Paranaense di Maringá e sei volte vincitore del Premio Jabuti di Letteratura, José Laurentino Gomes, 63 anni, è autore di 1808, sulla fuga della corte portoghese di Don João a Rio de Janeiro; 1822, sull’Indipendenza del Brasile; 1889, sulla Proclamazione della Repubblica ed il recente lancio di Schiavitù. Il suo primo libro è stato dichiarato il Miglior Saggio del 2008 dall’Accademia Brasiliana di Lettere e pubblicato in inglese negli Stati Uniti. Grazie alle ripercussioni del suo lavoro, è stato eletto per due volte uno dei brasiliani più influenti dell’anno dalla rivista Epoca. Laureato in giornalismo presso l’Università Federale del Paraná, con una post-laurea presso l’Università di San Paolo, è membro dell’Accademia Paranaense di Lettere. Sposato con la giornalista Carmen Gomes, ha quattro figli e la nipotina Olivia, nata tre mesi fa a Berlino. Attualmente vive a Itu, entroterra di San Paolo.

Scoprendo la sua ascendenza italiana, Insieme ha incontrato lo scrittore durante un suo seminario per il lancio di Schiavitù, a Curitiba, verso la metà di settembre dell’anno scorso, nel bel mezzo dell’agitato processo di lancio del suo ultimo lavoro, con seminari e autografi in centinaia di città brasiliane. Lì, in un rapido contatto, abbiamo scoperto del suo profondo disappunto per la sommaria cancellazione della sua cittadinanza italiana per diritto di sangue, riconosciuta e documentata a Brusciano, in provincia di Napoli (Campania) nel 2016.

Il motivo? “E chi lo sa! Nessun email, lettera, niente” – esclama lo scrittore. “L’ho saputo quando mia moglie, giuramento fatto e firmato (la sua cittadinanza per naturalizzazione), ha cercato di ottenere il passaporto ed ha ricevuto l’informazione che non sarebbe stato possibile perché la mia cittadinanza era stata cassata. E nulla più. Cosa che mi pone nel limbo più assoluto, visto che nemmeno ho una comunicazione ufficiale da parte delle autorità italiane del fatto che non sono più cittadino italiano”.

Il consolato a cui fa riferimento Laurentino è quello di Curitiba. Lo stesso che, il 19/07/2016, dietro pagamento della dovuta tassa, gli aveva emesso il “Certificato di Cittadinanza” con il numero di registro 18887 (‘Fascicolo 94-A18257A’- ‘Codice Sede 2630303). Il resto della vicenda lo racconta lui stesso in questa intervista esclusiva ad Insieme:

• Con cognome portoghese, lei è pronipote di immigranti italiani. Chi, quando, come e da dove arrivavano?

Siamo il risultato di un improbabile incontro avvenuto a Mandaguari durante la grande “conquista” della frontiera agricola del Nord del Paraná, verso la metà del secolo scorso. La famiglia di mio padre, i Gomes, arrivavano da Brasópolis, sud di Minas Gerais. Uno dei miei bisnonni paterni era stato repubblicano e abolizionista. Un altro, monarchico e padrone di schiavi. La famiglia di mia madre, i Fagnani, venivano da Presidente Prudente dove si era formata una colonia di italiani verso il 1930, riunendo molte famiglie di origine lombarda.

Erano tutti arrivati in Brasile verso la fine del XIX secolo per sostituire la manodopera schiava nella raccolta del caffè nell’entroterra di San Paolo. Il mio bisnonno, Ângelo Fagnani, nacque a Bellinzago Lombardo, oggi a mezz’ora di treno da Milano. La mia bisnonna, Bambina Mesti Palma, era di Grezzago, un comune vicino. A Mandaguari, i miei genitori, João e Maria, si ritrovavano tutte le domeniche a Messa, dove lui faceva parte della congregazione Mariana e lei, Figlia di Maria, due importanti congregazioni cattoliche dell’epoca. Scelsero con attenzione la data del matrimonio, il 5 maggio 1955, ossia 5/5/55. Nove mesi dopo io nacqui, nella casa di mio nonno, che abitava nella vicina Maringá.

• Quali legami la sua famiglia italiana ha mantenuto o mantiene con l’Italia?

I miei bisnonni erano agricoltori relativamente poveri. Seppur sentissero nostalgia dei parenti italiani non avevano la possibilità economica di andarli a visitare, cosa che ha fatto perdere un pochino questo legame nella prima e la seconda generazione, quella dei miei nonni e dei miei genitori e zii. Ma al giorno d’oggi le relazioni si sono intensificate di nuovo. Un gran numero di familiari, inclusi i miei figli, fratelli, nipoti e cugini si sono impegnati per ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana e sono andati con una certa frequenza in Italia.

• È già stato nel luogo di origine? Ha incontrato parenti?

Sì, ho avuto la possibilità di andare in Italia varie volte, a causa del lavoro o delle mie ferie. Quando ero editore esecutivo della rivista Veja, negli anni ’90, ho avuto il privilegio di fare un’intervista speciale con l’allora Primo Ministro Romano Prodi, nel suo ufficio di Palazzo Chigi, a Roma, alla vigilia di un suo viaggio ufficiale in Brasile. Poco dopo ho anche potuto portarvi mia mamma affinché potesse conoscere l’Italia dei suoi nonni. Purtroppo ciò è accaduto una sola volta perché subito dopo si è ammalata e diventata molto fragile. Uno dei momenti più emozionanti di questo viaggio è stato nel Duomo di Milano. Senza esserci mai entrata, mia mamma iniziò a guidarmi nel suo interno. Sapeva perfettamente dove si trovava il piccolo altare dedicato alla Madonna di Caravaggio e la Statua di San Bartolomeo che ha tra le sue mani una specie di tessuto, che in realtà è la sua stessa pelle che gli è stata tolta durante il suo martirio, nel 51 D.C.

Inizialmente mi sorpresi osservando la familiarità di mia mamma nel muoversi all’interno di una cattedrale nella quale non era mai entrata. Poi mi spiegò che nell’infanzia, quando ancora abitava nell’entroterra di San Paolo, era abituata ad ascoltare, frequentemente, la descrizione del Duomo fatta dalla mia bisnonna, Bambina, che era partita da Milano senza mai esserci potuta tornare. Vi era, quindi, nella memoria di mia mamma, una chiesa che lei conosceva grazie ai ricordi della mia bisnonna. Era un ricordo così forte e vivo che, quando abbiamo terminato di visitarla, si inginocchiò davanti all’entrata principale ed iniziò a piangere copiosamente, forse anche perché percepiva che anche lei, come sua nonna, non avrebbe mai più avuto la possibilità di rivedere quel luogo così importante per la nostra famiglia.

• Dove si stabilirono inizialmente gli immigranti della Sua famiglia qui in Brasile? Cosa facevano e dove sono andati?

Prima di immigrare in Brasile il mio bisnonno Ângelo Fagnani era sellaio a Milano. Fabbricava selle in cuoio per cavalli e carrozze. La prima città in cui visse in Brasile fu Descalvado, entroterra di San Paolo, assunto per la raccolta del caffè in una azienda agricola di uno dei figli dell’Ammiraglio Tamandaré, comandante della Marina da Guerra del Brasile durante la Guerra del Paraguay. La storia di famiglia narra che il proprietario agricolo si sorprese allo scoprire che mio nonno fosse un abile sellaio e pare lo abbia contrattato per attrezzare i cavalli e le carrozze usate per il suo matrimonio. Dopo Descalvado, i miei bisnonni abitarono a Mococa, dove nacque mia nonna Dileta e Taquaritinga, dove nacque mio nonno Ambrósio.

• Nella sua famiglia ancora si coltivano le abitudini italiane (modo di parlare, alimentazione, costumi)? Ha qualche ricordo particolare?

Uno dei ricordi più antichi e dolci della mia infanzia erano le riunioni di nonni, zii e cugini durante le feste di Pasqua, Natale e Fine Anno. Un’allegra moltitudine, rumorosa e festosa, come sempre accade quando le famiglie italiane si incontrano.

Mangiavamo pasta con pollo cotto nel forno, con pane fatto in casa ed una glassa di zucchero sopra. E vino rosso dal bottiglione. I bambini potevano bere sangria, ossia vino mischiato ad acqua zuccherata, cannella, chiodo di garofano e rondelle di frutta. A fine serata e fine festa, canti italiani. Ancora oggi ho nostalgia se ripenso a mio nonno cantando la Tarantella e Santa Lucia in dialetto italiano tipico della regione da dove erano arrivati i suoi genitori.

• Risulta che abbia ottenuto il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis? Come è avvenuto? Ha fatto la fila del consolato?

Nel 2016 io ed i miei fratelli abbiamo organizzato tutti i documenti dei nostri bisnonni necessari per il riconoscimento della nostra cittadinanza italiana iure sanguinis. Abbiamo fatto ciò con l’aiuto di un’agenzia di Curitiba che prometteva velocità nel processo in Italia. Effettivamente tutto è stato molto veloce. L’agenzia ci ha portati in un comune nella provincia di Napoli, Brusciano. Siamo stati in quel luogo circa una settimana e rispettato tutte le procedure raccomandate dall’agenzia. Ufficialmente registrati in Italia abbiamo ottenuto il codice fiscale (che sarebbe il corrispondente del CPF in Brasile). Abbiamo poi ottenuto certificato di cittadinanza, carte di identità e certificati di nascita e matrimonio italiani.

Di ritorno in Brasile ci siamo iscritti all’AIRE presso il Consolato Generale d’Italia a Curitiba e tutto è andato regolarmente. Poi mia moglie ha fatto domanda di cittadinanza per naturalizzazione. Anche in questo caso abbiamo presentato tutto quanto chiesto dal Consolato. La sua naturalizzazione ci ha messo tre anni per essere stabilita ma tutto è andato bene. Abbiamo festeggiato alla notizia che il governo italiano aveva emesso il decreto di cittadinanza italiana. In seguito ha fatto e sottoscritto il giuramento presso il Consolato, come prevede la legge italiana.

• Risulta che anche questo riconoscimento sia stato “ritirato” o cancellato? Cosa è successo, quando e come ciò è avvenuto?

Sì, per me e per la mia famiglia questa è stata un’esperienza traumatica. All’improvviso, da un giorno all’altro, quella che era una grande allegria, motivo di festa e celebrazione, è divenuta una grande tristezza. La parte sgradevole ha avuto inizio quando mia moglie, con il decreto che le assegnava la cittadinanza italiana per naturalizzazione già approvato ed avendo già fatto e firmato il giuramento presso il Consolato Generale di Curitiba ha chiesto un nuovo passaporto. È questo il momento in cui, via email e senza nessun tipo di spiegazione, abbiamo saputo che la mia cittadinanza era stata cancellata a Brusciano. In un primo momento siamo rimasti attoniti, senza capire quello che stesse succedendo, anche perché nessuno del Consolato di Curitiba si era degnato di darci una spiegazione. Soltanto dopo, facendo ricerche su internet, abbiamo scoperto che la tale agenzia di Curitiba era accusata in Italia di commettere irregolarità nei processi di riconoscimento della cittadinanza.

Uno dei suoi rappresentanti, l’ex-giocatore Vanderlei Sonda, era addirittura stato arrestato e processato dalle autorità italiane. Per noi è stato un duro colpo, avevamo fatto tutto nel rispetto della legge e le indicazioni del governo italiano. In nessun momento i nostri documenti sono stati contestati, tanto in Brasile come in Italia. Era e continua ad essere assolutamente legittima. Da un punto di vista legale, quindi, la mia cittadinanza non poteva essere annullata. Ed oltretutto in un modo così aggressivo e senza spiegazioni.

• Ha presentato ricorso o solo ha fatto una formale richiesta di riconoscimento per via giudiziaria?

Una volta superato lo spavento, abbiamo deciso di lottare con tutte le nostre forze e mezzi disponibili per assicurarci le nostre cittadinanze italiane per via giudiziaria. Ho incaricato un’altra agenzia per rifare i documenti relativi alla mia discendenza ed uno studio a Roma che al momento sta portando avanti il processo.

Mi auguro di vedere la mia cittadinanza di nuovo riconosciuta entro la fine del 2020. Poi affronteremo la naturalizzazione di mia moglie, già ufficialmente concessa dalla Repubblica Italiana. Se la mia cittadinanza sarà recuperata per via giudiziaria, immagino che anche quella di mia moglie per naturalizzazione sarà garantita. Un percorso non facile ed oneroso. Ma ho deciso di andare fino in fondo ed al limite delle mie possibilità per assicurarmi questo mio diritto di cittadino italiano.

• Cosa ci può dire della cancellazione del riconoscimento della sua cittadinanza italiana?

Tutto ciò è deplorevole e macchia l’immagine dell’Italia in Brasile. L’arbitraria cancellazione delle cittadinanze non solo non rispetta un diritto legittimo ma anche la lotta e la memoria dei nostri avi.

Ricevere una comunicazione via email, senza nessuna spiegazione o possibilità di ricorso, in cui mi si comunicava che la mia cittadinanza era stata cancellata non mi ha fatto sentire più cittadino italiano meritevole di rispetto, attenzione ed appoggio da parte della Repubblica Italiana ma come un criminale ed un delinquente. Ho atteso invano che il Consolato di Curitiba mi chiamasse, perlomeno per spiegare un provvedimento così radicale. È come se io fossi un problema, un ostacolo o un essere indesiderato del quale le autorità italiane vogliono al più presto liberarsi. Ma, seppur in questa situazione, ho deciso che devo lottare per questa cittadinanza, anche per rispetto verso i miei bisnonni che sono giunti dall’Italia in un momento di grande difficoltà e furono così ben ricevuti in Brasile. Desistere ora sarebbe una sconfitta per me ma anche per loro.

• Che cosa pensa delle difficoltà imposte (contrarie alla legge italiana) a milioni di italo-discendenti brasiliani che cercano il riconoscimento della cittadinanza italiana per diritto di sangue?

Tutto ciò è deplorevole. Si stima che oggi vi siano circa 30 milioni di italo discendenti sottoposti ad un assurdo e inspiegabile processo di ostruzionismo consolare. Così facendo, lo Stato Italiano è riuscito ad erigere un muro invisibile senza dover spendere i miliardi di dollari che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, chiede per costruire il suo famoso muro sulla fronteira con il Messico. La differenza è che là gli americani stanno tentando di impedire l’ingresso a milioni di immigranti che considerano illegali. Qua, invece, il muro burocratico ed invisibile si è eretto contro gli stessi cittadini italiani, visto che, legalmente, gli italo discendenti hanno il diritto liquido e sicuro della cittadinanza.

Ciò ha spinto migliaia e migliaia di persone a venire a cercare il loro diritto in territorio italiano, spendendo fortune in viaggi, sistemazione e onorari ad agenti coinvolti in questo processo. Ed ora, come se non bastasse, il muro è stato ancor più crudelmente innalzato, con l’annullamento di cittadinanze che già erano state riconosciute dai comuni italiani. Dal mio punto di vista, solo un atteggiamento di preconcetto può giustificare un comportamento di questo tipo da parte delle autorità italiane, visto che gli italo-discendenti, in pratica, stanno venendo trattati come cittadini o esseri umani di seconda classe, senza nessun rispetto dei loro diritti già riconosciuti dalle leggi italiane.

• Nella Sua ricerca sulla schiavitù si è ritrovato ad affrontare la questione che cronologicamente le leve migratorie (tanto italiana come da altre nazioni) coincidono con l’abolizione e quindi sostituzione della manodopera schiava?

Sì, l’immigrazione europea verso il Brasile faceva parte di un importante progetto del Secondo Impero con l’obiettivo di “sbiancare” la popolazione brasiliana. Il Brasile è stato il più vasto territorio di schiavi dell’emisfero occidentale. Solo esso ha ricevuto quasi 5 milioni di africani ridotti in schiavitù nel corso di 3 secoli e mezzo. È anche stato il paese che ci ha messo di più a farla finita con il commercio della gente di colore e la stessa schiavitù. È interessante seguire i dibattiti che si tenevano presso il parlamento brasiliano poco prima della “Lei Áurea”, legge che abolì la schiavitù il 13 maggio 1888. Molti deputati e senatori, rappresentanti dell’aristocrazia rurale e schiavista, dicevano che il Brasile non sarebbe sopravvissuto se fosse stata abolita la schiavitù. In discorsi e testi, affermavano che l’abolizione sarebbe stata la rovina dell’agricoltura e del paese stesso.

Altri accettavano l’abolizione ma dicevano che il sangue africano aveva “corrotto” la società brasiliana. Era quindi necessario importare immigranti europei in grande quantità ed il più velocemente possibile al fine di perseguire un doppio obiettivo: assicurare la raccolta nei campi, fino a quel momento fatta dagli schiavi ed equilibrare quello che consideravano un eccesso di popolazione nera in Brasile. Questo fu il progetto di “sbiancamento” che portò centinaia di migliaia di immigranti italiani, tedeschi, russi, ucraini, polacchi e giapponesi, tra le altre nazionalità, in Brasile verso la fine del XIX secolo ed inizio XX. La storia della schiavitù è, quindi, qui da noi, direttamente collegata con la storia dell’immigrazione europea.

Escravidao em Curitiba from Revista Insieme on Vimeo.


Come sono successi i fatti

LO SCRITTORE RACCONTA NEI DETTAGLI COME LA CITTADINANZA GLI SIA STATA CONCESSA E, SUCCESSIVAMENTE, TOLTA: “HO SPESO CIRCA 80.000 REAIS”

La mia pratica è stata portata avanti a Curitiba dall’agenzia CWB Cidadania, di Marcos Paulo Pereira da Silva e uno dei suoi agenti in Italia, Vanderlei Sonda. In una prima fase, io ed i miei fratelli abbiamo raccolto tutti i documenti necessari per comprovare la nostra discendenza italiana. La parte più difficile è stata ottenere i certificati di nascita e matrimonio dei miei bisnonni. Mesi di ricerche fino a quando, mia figlia Luisa, che abita a Milano, è riuscita, con l’aiuto di un cugino (figlio di mio fratello) ad individuare tali documenti nei comuni di Bellinzago Lombardo e Grezzago. Il passo successivo fu ottenere i certificati dei miei nonni e dei miei genitori, nell’entroterra di San Paolo e del Paraná ed i nostri – miei e dei miei figli – nel Paraná, a San Paolo e nel Pará, dove sono nati.

In seguito, questi certificati sono stati tradotti in italiano da Marco Tavera, traduttore giurato e riconosciuti da Alessandra Petroni dell’Ambasciatra d’Italia a Brasilia. Con tutta la pratica pronta in Brasile abbiamo prenotato il viaggio in Italia. Marcos Paulo, titolare dell’agenzia a Curitiba, ci ha indicato il suo rappresentante, Vanderlei Sonda, residente a Terni che, a sua volta, ci avrebbe aiutati a concludere il tutto nel comune di Brusciano, comune con cui all’epoca stava lavorando. Una volta là tutto è filato in modo rapido. Abbiamo registrato la nostra presenza presso gli uffici immigrazione, ottenuto il codice fiscale. A Brusciano la nostra residenza è stata posta in un appartamento che la stessa agenzia affittava temporaneamente per i suoi clienti. Un giorno siamo stati convocati in comune.

Un gruppo di gentili funzionari ci hanno ricevuti e, una volta controllati tutti i documenti che avevamo portato dal Brasile e le registrazioni ottenute in Italia, hanno certificato la nostra cittadinanza e, nello stesso momento, emesso i nuovi documenti italiani, inclusa carta di identità, certificati di nascita e matrimonio. Un volta tornati in Brasile e con l’aiuto della stessa agenzia ho espletato la formalità dell’iscrizione all’AIRE, registrato presso il Consolato Generale di Curitiba. Credo, in tutto, di aver speso circa 80.000 Reais, incluse le spese per l’ottenimento dei certificati, biglietti per l’Italia, soggiorno, alimenti ed onorari pagati all’agenzia. Tutto ciò è andato perso il giorno in cui ho saputo, in una maniera molto sommaria e senza alcuna spiegazione, che la mia cittadinanza era stata cancellata. Non accettando il fatto, ho deciso di iniziare di nuovo tutto il processo, riunendo di nuovo tutti i documenti necessari per poter ottenere la cittadinanza per via giudiziaria in un tribunale di Roma. Spero che entro la fine di questo anno la procedura finisca. Per rispetto della memoria dei miei bisnonni lotterò fino all’ultimo.