Il console artista

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Conoscete le qualità artistiche di Raffaele Festa? Io, no. Ma sono curioso di conoscerle. Tutti noi lo conosciamo come Console. Ma lo possiamo anche tenere in considerazione sotto un nuovo, virtuoso, aspetto? Si potrebbe dire di sì, ma questa possibilità ci è negata . Questa sera si teneva (25/10, ndt) un concerto in chiusura del programma relativo alla “Settimana della lingua Italiana” nella sua giurisdizione.

In verità, il programma ufficiale che si trova sul sito dello stesso consolato fa riferimento ad un “recital”. Un recital di musica classica con romanze italiane di Tosti. Festa al piano e Vincenzo Cortese, tenore. Nella sala Guido Borgomanero del Centro Culturale Italo-Brasiliano Dante Alighieri. Dopo il concerto un rinfresco offerto dallo stesso pianista, o meglio, il console-artista.

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Appena visto il programma ho sentito la necessità di porre questo tema in evidenza. In fin dei conti non è così comune che un console passato da Curitiba abbia dato uno spettacolo pubblico. Ho così organizzato le mie apparecchiature (due videocamere, batterie, microfoni e strumenti vari, ecc.) e mi ci sono recato, in tempo grazie ad un traffico che scorreva per essere sabato, ad installare il tutto per garantire un buon risultato per il pubblico che ci segue su Insieme, versione digitale e altri tipi di social. Con al mio fianco la mia assistente di sempre, Amelia.

Uscendo di casa, devo ammettere che l’idea che avrei potuto avere qualche problema mi ronzava per la testa. Ciò a causa degli scontri dialettici avvenuti in questi poco più di due anni di presenza del console qui, tra me e lui. Senza dubbi mi ha abituato a dover subire le sue censure nei confronti di Insieme ma, ho pensato con me stesso, si tratta di uno spettacolo musicale dove l’autorità lascia spazio all’artista. E tutti gli artisti hanno piacere di mettere in mostra la loro arte. Tanto Festa come il mio vecchio amico Vincenzo Cortese, meglio conosciuto ai più come sommelier ma la cui voce avevo già avuto occasione di registrare.

Mentre preparavo obiettivi e i vari attrezzi sul treppiedi, in fondo alla sala (per poi montare microfono e un’altra video camera più avanti dalla quale avrei voluto fare i complimenti agli artisti e augurare loro un sincero “in bocca al lupo”), Amelia capiva che qualcosa stava agitandosi sul palco, dove c’erano Festa, Cortese e sua moglie Rita (segretaria del Console). E mi ha spiegato cosa stesse succedendo: un rapido giro di parole tra i tre che, frequentemente guardavano nella nostra direzione e “ora lui ha chiamato Marlus (funzionario del Consolato ed ex-presidente e ancora legato alla casa che ci ospitava) e dopodiché Marlus è venuto verso di me!”.

Ordini: se vuoi fare qualche foto, va bene; ma registrare un video, no! Così ha deciso il Console!

Conta fino a dieci…cosa faccio, cosa non faccio…Accetto l’imposizione? Un giornalista castrato per la metà nelle sue funzioni ad un evento pubblico…il pubblico di Insieme privato di poter conoscere le doti artistiche del Console e, ancora, privato del momento più alto della “Settimana della Lingua Italiana” – un evento mondiale creato dal governo italiano tramite tre, quattro ministeri, tutti i consolati, istituti di cultura italiana, associazioni…la stessa Dante Alighieri…insomma, che fare?

Già smontando il treppiedi e dicendo a Marlus che quel console avrebbe potuto almeno tentare di superare la sua codardia e fosse venuto a dire in faccia al giornalista questa sua mania di dire quello che la stampa deve o non deve fare, me ne sono andato, augurando con un tono di voce alto un “buon spettacolo a tutti”.

Ah, ho chiesto a Marlus, visto che stava facendo da ambasciatore, di dire al Console: “Castrare giornalisti non è una funzione consolare”.

Ancora irritato, ho inviato alcuni messaggi a qualcuno dei nostri rappresentanti (perché sono stufo di starmene zitto in presenza di questi gravi fatti censori), ad iniziare dal senatore Ricardo Merlo, il presidente del Comites, Walter Petruzziello e altri dal tenore: “Sono stato appena buttato fuori dall’auditorium della Dante Alighieri di Curitiba dal console Festa, oggi in veste di pianista: accompagnava al piano il tenore Vincenzo Cortese nello spettacolo di chiusura della “Settimana della Lingua Italiana nel Mondo” nella giurisdizione consolare di Curitiba. In verità, il Console, che continua a coltivare il suo capriccio di censura nei confronti di Insieme, è stato ancor più sottile: ha detto che il giornalista poteva fare alcune foto, ma non poteva registrare. Ora, il giornalismo di oggigiorno esige foto, video e tanto altro…A maggior ragione se si tratta di uno spettacolo musicale. Mi sono rifiutato di fare un servizio a metà e me ne sono andato, augurandogli un buon spettacolo. Il console-artista non ha avuto il coraggio di parlarmi personalmente. Ha mandato un funzionario del Consolato – Marlus – che è anche legato al consiglio direttivo della Dante Alighieri”.

Per coloro che non ne siano a conoscenza, la censura a Insieme (ed anche al Comites di Curitiba) da parte di Festa, è iniziata a causa di alcuni video (molto apprezzati sui social network), che presentano i dibattiti in un’assemblea dell’Intercomites, realizzatasi due anni fa presso la sede della Società Giuseppe Garibaldi, a Curitiba. Ve ne presento qui alcuni.

• Comites riuniti a Curitiba VII (Festa e la cittadinanza)
• Comites riuniti a Curitiba VIII (Festa e i passaporti)
• Comites riuniti a Curitiba I

E avrei piacere anche di aggiungere che nei miei 50 anni di esercizio della professione in maniera continuata e come editore della Rivista Insieme da oltre 25 anni (mi rende molto orgoglioso l’idea che questa pubblicazione sia scritta in portoghese e italiano, grazie al valido contributo del ns. collaboratore Claudio Piacentini, cosa che la inserisce perfettamente in questi eventi in cui si canta e viene decantata la lingua di Dante) non mi è mai capitato di dover affrontare un’ottusità così grande da parte di un’autorità consolare, nei confronti della quale non ho nulla di personale. Ho sempre voluto e continuo a volerlo, esercitare in libertà la mia professione. Senza paura di sbagliare e correggere, quando necessario, i miei eventuali errori o mancanze, frequentemente causati dalle limitazioni di cui soffro, spesso in aree ufficiali.

In questo caso – ed è la prima volta che mi esprimo in un tono personale – credo che non ci fosse nessun motivo per una censura o restrizione. L’uomo è pubblico, lo spettacolo era pubblico, l’invito era (ed ancora è) nella pagina ufficiale internet del Consolato, ecc., ecc., ecc.. Anche se molte sarebbero le cose da considerare sull’organizzazione dell’evento, l’idea era solo diffondere l’evento della “Settimana” ed il Console-artista che, anche come artista preferisce essere un Console, che deve aver fatto le prove, sicuramente alla sera, senza affrontare la quotidianità delle file, dei reclami di chi ha bisogno di un passaporto e cose di questo tipo, sue funzioni ufficiali.

• Traduzione: Claudio Piacentini, Roma, Italia